Israele, scontri tra esercito e palestinesi in Cisgiordania

Giornata di scontri nei Territori occupati palestinesi, dove sono rimasti feriti almeno 13 palestinesi. Stamattina un’azione dei soldati israeliani nel campo profughi di Qalandiya, vicino a Ramallah, è sfociato in duri scontri con gli abitanti. Un’operazione di ordinaria routine, per “arrestare sospettati coinvolti in attività illegali”, ha spiegato il portavoce dell’esercito israeliano. Fonti locali, citate dalla agenzia palestinese Maan, riferiscono che i militari hanno aperto il fuoco dopo essere stati attaccati con sassate e bottiglie incendiarie. Un 16enne del campo è stato ferito e arrestato, e non si hanno notizie delle sue condizioni. Gli altri feriti sono quasi tutti stati colpiti alle gambe, uno di loro in maniera grave. Diverse persone sono state arrestate, ma l’esercito non ha specificato il numero di fermati.
Scontri anche nel campo profughi di al-Arrub, vicino a Hebron, per il secondo giorno di seguito. I militari israeliani hanno usato il gas lacrimogeno contro i partecipanti alla marcia di commemorazione della morte di Yasser Arafat, avvenuta 11 anni fa. Secondo quanto riferito all’agenza Ma’an da Ahmad Abu Kheiran, capo del comitato popolare del campo, ieri sera gli israeliani avevano distribuito volantini avvertendo i residenti che sarebbero state prese misure contro il lancio di pietre. Inoltre, i soldati hanno perquisito diverse abitazioni del campo. Stamattina hanno usato gas lacrimogeno anche contro la scuola del campo, dove gli studenti erano a lezione, dopo che il personale si era rifiutato di evacuare l’edificio. L’area di Hebron è teatro di duri scontri da diversi giorni, con i coloni e con l’esercito israeliano che ha rafforzato le restrizioni imposte ai palestinesi.
Dall’inizio di ottobre, nei Territori occupati e in Israele sono morti 79 palestinesi e dieci israeliani in aggressioni con coltelli.

«La commissione d’inchiesta è riuscita a identificare l’assassino dell’ex presidente Yasser Arafat». Lo ha annunciato Tawfiq Tirawi, capo della commissione palestinese che indaga sulla morte dello storico leader dell’Olp, avvenuta 11 anni fa. «Israele è responsabile», ha detto Tirawi, senza fornire ulteriori dettagli. «Abbiamo ancora bisogno di tempo – ha precisato, citato dalla tv satellitare al-Arabiya – per chiarire le circostanze esatte dell’assassinio». Arafat è morto a 75 anni l’11 novembre del 2004 in un ospedale militare vicino Parigi. Nel 2012, la vedova Suha aveva presentato una denuncia di omicidio a un tribunale francese. Nello stesso anno, la salma di Arafat era stata riesumata a Ramallah e tre team di esperti, uno francese, uno russo e uno svizzero, avevano prelevato campioni dal corpo. Mentre per gli svizzeri c’è «un 83% di probabilità che sia stato avvelenato», russi e francesi, pur ammettendo la presenza di polonio nei tessuti, sono di parere contrario. Suha Arafat in un’intervista citata dalla Maan si è detta pronta a portare il caso alla Corte penale internazionale (Cpi) dell’Aja nel caso il suo appello presso il tribunale francese sia rigettato.

«Continueremo a lavorare per il tuo sogno e il sogno del nostro popolo: issare un giorno la bandiera palestinese sulle mura, i minareti e le chiese di Gerusalemme». Così, con un video messaggio riportato dall’agenzia Wafa, il presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), Abu Mazen (Mahmoud Abbas) ha reso omaggio ad Abu Ammar, nome di battaglia di Yasser Arafat, il Rais, di cui oggi ricorre l’11/o anniversario della morte avvenuta nell’ospedale militare francese di Percy nel 2004. Una ricorrenza che ha visto anche non solo cerimonie ufficiali, ma anche polemiche e scontri con l’esercito israeliano. In mattinata, una delegazione guidata dal primo ministro palestinese Rami Hamdallah, ha depositato una corona di fiori alla memoria presso il mausoleo dedicato ad Arafat, nel complesso presidenziale della Muqata. L’anniversario della morte, per alcuni controversa, del leader palestinese, ha innescato le dichiarazioni dell’ex capo dell’intelligence dell’Anp, Tawif Tirawi – alla testa della commissione che sta investigando sul suo decesso – che ha dichiarato di «avere le prove» di un coinvolgimento israeliano. E anche la vedova Arafat, Suha, dal suo ritiro maltese, ha dichiarato di essere pronta a portare il caso della morte del marito presso le più alte corti internazionali, dopo che nel settembre scorso, una corte francese ha smentito che la morte del Rais possa essere riconducibile ad avvelenamento da polonio 210, come sostenuto da un team di esperti svizzeri. Scontri con l’esercito israeliano, a seguito di manifestazioni in onore di Arafat, sono avvenuti nei principali centri cisgiordani, come Nablus, Hebron, Betlemme e a Ramallah, dove, secondo i media, sia in mattinata, presso il checkpoint di Qalandia, sia nel pomeriggio, ad Al-Bireh, decine di manifestanti sono stati feriti dal fuoco israeliano.

 

 

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