Israele: cinque morti in tre attacchi

Mentre il mondo è concentrato sui fatti di Parigi, riprende in Israele l’Intifada dei coltelli. Sono due le vittime di un accoltellamento avvenuto oggi a Tel Aviv, in seguito al quale un palestinese è stato arrestato. La polizia israeliana ha reso noto che un giovane israeliano, sulla ventina, è morto sul colpo dopo essere stato pugnalato mentre una seconda vittima sulla cinquantina d’anni è morta in seguito alle ferite riportate nell’aggressione. Una terza persona aggredita ha riportato diverse ferite.
L’aggressione sarebbe avvenuta davanti ad un negozio di articoli ebraici dove in una sala si svolgono anche servizi religiosi.
L’autore dell’attacco sarebbe un palestinese originario di Hebron, in Cisgiordania, di 24 anni. Secondo Haaretz, l’attentatore avrebbe ottenuto il permesso di entrare in Israele circa un mese fa e avrebbe detto agli investigatori di averlo chiesto con l’obiettivo «di attaccare e uccidere degli ebrei».

E la violenza è scoppiata anche in Cisgiordania, in particolare a Gush Etzion, dove quattro israeliani sono stati colpiti in due attacchi combinati. Secondo la Radio militare, i morti sono tre. Gli uccisi secondo Canale 2 sono: un israeliano, un turista e un palestinese di passaggio. L’assalitore palestinese, dopo aver sparato diversi colpi di arma da fuoco sulle auto ferme a un ingorgo nella zona, è stato catturato.

Sempre oggi ad Abu Dis, un sobborgo di Gerusalemme Est, un ragazzo palestinese è stato gravemente ferito durante scontri con i soldati israeliani.
Dall’inizio di ottobre ad oggi, la spirale di violenze in Israele e nei Territori palestinesi occupati ha causato un bilancio di 86 morti tra i palestinesi e 15 tra gli israeliani.

Era in programma per oggi lo sciopero indetto dai cittadini arabo-israeliani contro la decisione del governo israeliano di dichiarare fuorilegge il Movimento islamico (Frazione nord) con l’accusa di incitamento alla violenza. Un provvedimento ‘antidemocratico e ingiustificato’, protestano i leader della comunità palestinese, firmato dal ministro della Difesa Moshe Yaalon in accordo ai poteri conferitegli dalle leggi di emergenza del 1948, mai decadute.
Lo sceicco Raed Salah, leader del Movimento islamico – organizzazione locale accusata di legami con Hamas e con i Fratelli Musulmani egiziani – è attivo da anni nel promuovere ‘comitati di difesa’ della Spianata delle Moschee di Gerusalemme. Salah ha spiegato che la misura non servirà a cancellare la sua organizzazione perché essa continuerà a esistere e ad aderire ai principi sui quali è stato formato. Il leader islamista sconterà, a partire dalla prossima settimana, una condanna a 11 mesi di carcere per istigazione alla violenza e al razzismo per un discorso pronunciato 8 anni fa. L’appello è stato respinto
dalla Corte suprema israeliana lo scorso mese.
Diversi partiti e organizzazioni palestinesi sono intervenute per condannare una decisione che suona come una ‘dichiarazione di guerra’ contro il settore arabo della società israeliana.
Secondo alcuni osservatori, il governo di Netanyahu starebbe sfruttando il clima di tensione globale determinato dagli attentati di venerdi’ scorso a Parigi per compiere un duro giro di vite contro i palestinesi.

 

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