F-35: angelo o demone

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Considerati i recenti fatti di Parigi e l’allarme stagnante del prossimo attacco in Europa, parlare di armamenti e militare sembra scontato. I bombardieri francesi, russi, e americani sorvolano la Siria con lucida spietatezza; e l’Italia?

L’Italia vive ancora nell’ambigua disquisizione sul progetto F-35, chi li demonizza, chi li adduce a nuova tecnologia indispensabile. Qualche audace analista si è gettato nel disperato tentativo di spiegare le criticità e i pregi di questa macchina complicatissima. Cerchiamo di comprendere come stanno davvero le cose con Franco Iacch, il primo italiano ad aver testato il software dell’F-35 nello scorso maggio in Turchia nel simulatore Lockheed per 25 minuti.

 

Per prima cosa cerchiamo di capire che cosa sono gli F-35. A che tipologia di “aereo” corrisponde e a cosa serve?

L’F-35 è un caccia tattico, progettato per eccellere in contesti che enfatizzano il Beyond Visual Range (BVR, ‘oltre il raggio visivo’), in ambienti ad alta intensità di informazioni connesse in rete. L’F-35 è stato progettato per penetrare lo spazio aereo nemico impunemente. Un vantaggio notevole che altri velivoli non possiedono, ma non è stato pensato per essere manovrabile, non è stato progettato per esserlo.

E’ un velivolo multi-ruolo incredibilmente completo e potente con capacità uniche nella guerra elettronica, ma non è un caccio puro, non è un dog-fighter, non è stato progettato per la superiorità aerea. Non è mai stato pensato per esserlo. Solo per fare un esempio: per imporre la supremazia aerea in un determinato contesto con X avversari, ci vorrebbero otto F-35. Per eliminare gli stessi nemici, basterebbero due F-22. L’F-35, quindi, non è stato progettato per il dog-fighting, né per duellare nell’uno contro uno. E’ stato pensato per eliminare il nemico a distanza.

Il progetto F35 è davvero così costoso ed inutile? 

Il successo degli aerei da combattimento a volte trascende dal loro reale progetto. Progettisti (e politici), infatti, raramente riescono ad ipotizzare le richieste operative della guerra che verrà o di cosa avrà bisogno nel 2040 un caccia in battaglia. Ecco perché, in tempo di “pace”, immaginare una piattaforma del futuro è compito assai ostico. Un errore comune è quello di valutare l’F-35 (parliamo sempre di quello che volerà per gli USA) come una singola piattaforma. L’F-35 americano, invece, è stato progettato per chiudere il cerchio iniziato con il Raptor. Lo JSF (‘Joint strike fighter’), infatti, andrebbe visto in un ampio sistema formato da F-22, B-2 (e futuri bombardieri), le classi Zumwalt e numerose altre piattaforme da combattimento. L’F-35 Lightning II europeo, invece, volerà con i Typhoon ed i Rafale, per i prossimi 50 anni.

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