Mali: sempre pantano per la Francia

L’incontro di ieri con la Cancelliera tedesca Angela Merkel, volto a costruire l’ampia alleanza anti-ISIS, è fruttato al Presidente francese Francois Hollande 650 soldati tedeschi in Mali con compiti logistici per aiutare Parigi che potrà così liberare qualche sua risorsa da passare al fronte siriano. Il Mali, dopo quasi tre anni, resta un pantano per Parigi, è il Vietnam francese.

Il 9 gennaio 2013 il Presidente maliano Dioncounda Traoré‚ in un discorso alla Nazione, comunicò di aver chiesto e ottenuto un intervento aereo della Francia  contro i ribelli jihadisti che occupavano il nord del Paese. Il Presidente Hollande rispose dando il via all’‘Opération Serval’: 2.500 soldati e una forte copertura aerea. Questo il contingente destinato a liberare il nord del Mali dalle milizie islamiche Tuareg, confermando il ruolo dell’Eliseo nelle sue ex colonie, nel contesto di questa crisi tutt’altro che locale, piuttosto espressione della crescente instabilità che negli ultimi anni sta caratterizzando il Sahel.
Dopo poche settimane l’obiettivo della liberazione del nord del Paese sembrava essere una questione di qualche settimana ancora, per quanto fosse chiaro a tutti gli osservatori regionali che per la sua stabilizzazione ci sarebbero voluti, probabilmente, anni, non ultimo perché questo intervento che aveva marginalizzato le forze africane era stato subito vissuto come l’ennesimo intervento di stampo coloniale caratteristico della France-Afrique, la Cellula africana dell’Eliseo.
Così non è stato.
A fine 2014 si sono tenuti due mesi di negoziazione fra il Governo centrale e i rappresentanti dei ribelli, ad Algeri sotto la tutela del Governo algerino di Abdelaziz Bouteflika, che non hanno portato a nulla, non solo per la distanza delle posizioni delle due parti, ma anche perché la trattativa è stata gravata dal ruolo dell’Algeria e dagli interessi della Francia nella fascia sahelo-sahariana che rientra tra gli obiettivi strategici francesi in ragione delle risorse naturali -uranio, oro, petrolio- che la zona detiene.

Oggi il rischio è che il Paese di trasformi in un hub per le rotte dei traffici illeciti utili al mantenimento delle cellule jihadiste nell’area, il che, per la Francia, equivale a dire che il Paese è un pantano preoccupante, nonchè un tassello di quella politica francese in Africa messa sotto accusa dal rapporto della Commissione Baumel -istituita da Hollande per redigere un bilancio sulle attività della Cellula africana dell’Eliseo.

 

Angela Merkel