Rwanda denuncia il rischio di genocidio in Burundi

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Lunedì 30 novembre presso l’Hotel Diplomate a Kimihurura è stata indetta una conferenza stampa da parte del Partito Socialista Ruandese (PSR) e della Unione Democratica del Popolo Ruandese (UDPR). L’obiettivo è stato quello di lanciare un segnale d’allarme sulla deriva genocidaria in corso in Burundi, proponendo soluzioni per ristabilire lo Stato di diritto e la pace nel Paese gemello.

«Ci sono dei segni evidenti del genocidio in preparazione in Burundi. Non possiamo tacere dinnanzi allo stesso orrore che ci colpì qui in Rwanda nel 1994», denuncia Pie Nizeymana, Presidente dell’UDPR.

«Come spiegare che dallo scorso aprile oltre 300 civili sono stati trucidati senza che sia giunto un messaggio chiaro da parte della Comunità Internazionale?» domanda l’Onorevole Jean Baptiste Rucibigango, organizzatore della conferenza stampa. I due partiti di Governo hanno denunciato senza termini il Governo burundese e Nkurunziza, che si mantengono al potere grazie alla polizia, alle milizie Imbonerakure e ai terroristi ruandesi FLDR che quotidianamente commettono gravi crimini contro l’umanità e crimini politici con l’obiettivo di attuare il genocidio etnico-politico per sopprimere l’opposizione.

Il comunicato congiunto dei due partiti ruandesi, che fanno parte del Governo assieme al Fronte Popolare Ruandese, è stato trasmesso a tutte le ambasciate accreditate a Kigali e alle istituzioni delle Nazioni Unite presenti nel Paese. Si propone un intervento militare da parte della East African Standby Brigade Force (le forze di rapido intervento dell’Africa Orientale) sotto bandiera dell’Unione Africana e delle Nazioni Unite. In alternativa si richiede l’intervento dei caschi blu. Richiesta, quest’ultima, già scartata dal Segretario Generale del ONU Ban Ki Moon che ha definito prematuro l’invio dei cachi blu in Burundi. Il PSR e l’UDPR si sono duramente espressi riguardo la presenza dei terroristi ruandesi delle FDLR, autori del genocidio del 1994. Secondo i leader di Governo questi terroristi devono essere rimpatriati in Rwanda per essere giudicati, e ventilano anche l’uso della forza per attuare questo rimpatrio.

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