Michaëlle Jean: grazie italiani per l’aiuto ai migranti

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Michaëlle Jean è stata uno degli speaker principali al Foro Mondiale della Democrazia organizzato nei giorni scorsi dal Consiglio d’Europa a Strasburgo. È haitiana di origine, nata a Port-au-Prince ed emigrata in Canada con la famiglia all’età di 11 anni per sfuggire alla dittatura di François Duvalier (noto come ‘Papa Doc’).

Parlare con lei di emigrati e rifugiati in un momento critico nel mondo per gli spostamenti di intere popolazioni è come aprire un ‘vaso di Pandora’: i ricordi  cominciano a emergere e a trasformarsi in proposte costruttive, perché tali esperienze servano a dare frutti positivi al posto della violenza cieca che ha di recente gettato interi continenti nella disperazione.

Da bambina emigrata, la sua vicenda personale è stata una storia di successo: laureata all’Università di Montreal in Lingue e Letterature Moderne (Italiano e Spagnolo), Michaëlle Jean è poi passata a insegnare lingua e letteratura italiana. Adora la lingua di Dante che ha studiato anche a Firenze e all’Università di Perugia, e che parla con sicurezza e senza accento.

Ma la lingua che le ha permesso di raggiungere la sua attuale carica di Segretario Generale della Francofonia, che detiene a partire dal novembre 2014, è il francese, che parla con amore e passione anche se non ha mai dimenticato la lingua creola della sua infanzia. Se si aggiunge l’inglese fanno cinque le lingue che parla perfettamente, e che le hanno permesso di svolgere dal 1988 al 2005 una intensa carriera di giornalista alla televisione pubblica canadese e alla radio-televisione inglese e francese del Canada ‘CBC/Radio-Canada‘. Tra il 2005 e il 2010 ha svolto attività politica come Governatore Generale del Canada.

Nel suo discorso a Strasburgo si è detta convinta che le violenze di questi ultimi mesi, soprattutto quelle che hanno colpito zone importanti della francofonia, da Parigi al Mali, “non siano la manifestazione di una guerra di civiltà ma di una lotta tra due progetti di società su scala mondiale: l’uno fondato sulla distruzione, la regressione, l’oscurantismo e l’odio, mentre l’altro parla di costruzione, di progresso, di spirito dei Lumi, di tutti i nostri lumi, dello spirito di fraternità, di un umanesimo integrale”. Si tratta, ha aggiunto, di esaminare insieme le “sfide che incontra la democrazia, ma anche le buone pratiche che essa suscita e le soluzioni che ci permette di trovare di fronte ai pericoli che gravano sul mondo”. Ed è insieme al Consiglio d’Europa che l’Organizzazione Internazionale della Francofonia partecipa da alcuni anni al progetto di Scuole Politiche voluto dal Consiglio d’Europa, per permettere a giovani responsabili nella sfera pubblica e privata di familiarizzarsi con i principi della democrazia e con lo stato di diritto. In questo ambito sono state create due scuole politiche nel Maghreb: in Tunisia nel 2011 e in Marocco nel 2013 mentre una scuola di cittadinanza nell’Africa Orientale è stata lanciata in questo mese di dicembre a Lomè, in Togo.

A lei abbiamo dunque posto alcune domande.

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