Mali: una guerra globale

Pagina 1 di 3

Bamako – Tra le dune aride e sabbiose del Mali nasce una tra le più importanti e floride produzioni musicali del mondo. Da qualche tempo però, il ‘disco della pace’ si è rotto. Il 15 giugno di quest’anno, nell’assolata Algeri sembrava finalmente giunto il momento in cui il ‘disco della pace’ potesse ritornare a intonare il suo inno. Sidi Brahim Ould Sidati, Capo della Coalizione dei movimenti ribelli dell’Azawad, insieme ai rappresentanti del Governo, apparvero come dei direttori d’orchestra pronti a iniziare a suonare un nuovo spartito.

Il problema del Mali è che lo spartito di guerra è suonato da più direttori e non sono bastati gli accordi tra i due gruppi principali ad arrestare il ‘canto di morte’ dei famigerati Ak (le armi più utilizzate nei conflitti africani). In questo momento l’ex colonia francese, dilanianta da un lungo conflitto, è in piena emergenza e gli attacchi terroristici si stanno intensificando. Dopo pochi giorni dall’attentato a Bamako, l’unica cosa certa è il numero dei morti. Diverse sigle jihadiste del Sahel hanno rivendicato l’attentato e terminati i giorni di lutto, il Mali ha subito l’ennesimo attentato, questa volta a Kidali, al Nord del Paese, dove sono morti tre caschi blu dell’Onu.

Dal oltre un anno, per fermare le attività terroristiche, la Francia ha dispiegato la più importante operazione militare nel continente africano, denominata Barkhane, che conta un effettivo di 3 mila militari e un ingente dispiegamento di mezzi: 20 elicotteri, 200 blindati e 200 veicoli, 6 aerei da combattimento, 5 droni e 12 aerei da trasporto.

La missione è iniziata il 1 agosto 2014, in partenariato con i Paesi del G5 Sahel: Mauritania, Mali, Niger, Ciad e Burkina Faso, tutti Paesi a rischio attentati, che si sono riuniti nel Febbraio 2014 per coordinare gli sforzi di sicurezza e di lotta al terrorismo. La missione francese ufficialmente è volta ad «appoggiare le forze armate dei Paesi partner nelle loro azioni di lotta ai gruppi armati e terroristi e d’impedirne la ricostituzione», come si legge nel sito ufficiale delle forze armate francesi. La missione, precedente iniziata nel 2012 e denominata Serval, ha avuto il merito di aiutare l’esercito maliano a liberare la Regione nel Nord, che si era ribellata ed era stata facilmente preda delle varie derive terroristiche. Oggi il Nord del Mali continua a essere colpito da sporadici incursioni dei gruppi jihadisti e la Regione è sempre più soggetta ad attentati terroristici.

Questi gruppi appartengono al ramo sahariano di Al Qaeda che da un decennio terrorizza la Regione. Nel 2012 a causa della confusione a seguito della ribellisone dei tuareg, hanno conquistato diverse città, ma ben presto si sono trovati in guerra con il loro ex alleato l’Mnla (Movimento Nazionale di Liberazione dell’Azawad) che, sostenuto dalla popolazione locale, ha cercato di riprendere il controllo di alcuni territori e ha avviato dei colloqui di pace con il Governo. Questo non ha impedito al Mali di diventare una costellazione di diversi gruppi terroristici che, oltre a installare le loro basi, stanno creando e alimentando il mercato della droga, delle armi e degli esseri umani. Sono divenuti i protagonisti di rilievo nella guerra civile in corso. I due gruppi principale di orgine salafita cresciuti nel deserto sono: Ansar Dine (Difensori dell’Islam) legati all’Aqmi, la rete di al Qaeda nel Maghreb islamico, e il Mujao (Movimento per l’unicità e il jihad nell’Africa Occidentale).

Al Qaeda