Amministrative: Renzi e Berlusconi la posta in gioco

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Il paradosso: chi ostenta indifferenza, al contrario, è interessatissimo all’esito delle ormai imminenti elezioni amministrative; chi, al contrario, mostra interesse, in realtà se ne frega.
L’apparente disinteressato è il Presidente del Consiglio Matteo Renzi. In realtà segue la ‘pratica’ con grande attenzione. In quest’ordine: Roma, innanzitutto; subito dopo Milano; con minor interesse Napoli; distrattamente Bologna e Torino.
Roma è seguita perché è sì una competizione per il Comune, ma è comunque la capitale, con tutto quello che esser ‘caput mundi’ comporta. C’è poi una valenza ‘interna’: a Roma e dintorni è ancora radicato e influente quella quota di Partito Democratico che si oppone alla visione renziana. Un crogiuolo che cementa alleanze interessate a una conta interna, pronte come sono a far pesare la loro influenza: da Walter Veltroni, irritato perché Renzi, senza consultarlo, sceglie come candidato Roberto Giachetti; a Goffredo Bettini, per anni dominus del PD trasteverino, che vuole ancora mostrare ad alleati e avversari quanto conta; un redde rationem che si vedrà alla conta delle primarie.
Per Giachetti è essenziale garantire la più ampia partecipazione possibile. Più romani votano, meno influenza potrà in seguito esercitare l’apparato del PD. La partita si gioca tutta, al momento, sulle percentuali di affluenza. Se Roma dovesse seguire il trend che già si è manifestato con le primarie a Milano, Giachetti probabilmente ne uscirebbe vincitore; al tempo stesso dovrebbe in qualche modo, poi, fare i conti con le ‘truppe cammellate’ che si stringono attorno a Roberto Morassut, il candidato di Veltroni e di Pier Luigi Bersani e di tutti quelli che vedono Renzi come fumo negli occhi. Per questo Giachetti ha tutto l’interesse a sottrarsi allamarcaturadel Presidente del Consiglio, ma al tempo stesso non può (e neppure vuole) disconoscerlo.

Poi giocano, evidentemente anche altri fattori: i poteri reali.
Uno di questi è uno dei veri ‘re’ di Roma, Gaetano Caltagirone. Silenzioso, discreto, prudente, abilissimo calcolatore, gioca la sua partita con astuzia e maestria: non ha un candidato; ne ha almeno due, in modo che chiunque prevarrà, lui cascherà sempre in piedi. Un po’ come le grandi holding che negli Stati Uniti finanziano le campagne elettorali sia dei democratici che dei repubblicani. Uno dei due perde, ma loro vincono sempre.
L’altro potere reale è la gerarchia vaticana; Papa Francesco appare piuttosto disinteressato e sensibile ad altro; c’è però una parte della curia ancora legata all’emerito cardinale Camillo Ruini: in pensione, ma non in disarmo. Quella parte di Vaticano trema e trama; anche se quel mondo, felpato e abituato a esprimersi a sospiri, è molto meno compatto di quanto può apparire. Il Presidente della CEI Angelo Bagnasco, per esempio, per la sua esternazione sul disegno di legge sulle ‘unioni civili’ ha dovuto attendere che il pontefice fosse in viaggio per le Americhe; e il giorno dopo prontamente la ‘linea’ è stata autorevolmente rettificata. Per quel che riguarda le ‘cose romane’, Giachetti per esempio può vantare su buoni rapporti con l’influente Comunità di Sant’Egidio; e certamente in Vaticano c’è chi si ricorda che è stato lui, a svolgere un ruolo importante nel team incaricato di gestire l’Anno Santo 2000: là, in quei saloni c’è chi lo apprezza e valuta positivamente.

alfio marchini