Ted Cruz: un candidato fabbricato ad arte

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Dopo mesi e mesi in cui l’ascesa irrefrenabile di Donald Tump verso la nomination repubblicana sembrava ormai divenuta soltanto una questione di tempo, il candidato Ted Cruz ha iniziato sorprendentemente a risalire la china. In maniera del tutto inaspettata, il senatore e giurista texano è infatti riuscito a spuntarla in Alaska, Idaho, Wyoming, Utah, Wisconsin, Iowa, Kansas, Oklahoma, Texas e Maine.

Come sia riuscito a recuperare l’enorme svantaggio che aveva accumulato inizialmente è una circostanza non sufficientemente dibattuta, specialmente se si prendono in considerazione le operazioni organizzate dal suo staff per garantirgli la vittoria su Trump. Da un’indagine condotta da ‘Bloomberg’ è emerso che il maggior finanziatore della campagna elettorale di Cruz è Robert Mercer che, da grande esperto informatico e amministratore delegato della Renaissance Technologies, ha versato qualcosa come 15 milioni di dollari alla Analytica Cambridge, filiale statunitense della società britannica Strategic Communications Laboratories (Scl) incaricata da Ted Cruz di curare la sua campagna elettorale.

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Lo schema, tratto dal ‘Guardian’, che spiega come il denaro di Robert Mercer sia finito a Ted Cruz.

Questa azienda è specializzata a raccogliere informazioni sul maggior numero possibile di individui per valutarne inclinazioni e debolezze da sfruttare in chiave propagandistica, con complesse operazioni psicologiche come ad esempio quella applicata in Siria nel 2011, consistente nell’indurre i media – o nel sostituire le normali trasmissioni televisive con programmi realizzati ad hoc negli Usa – a  ripetere a tamburo battente la falsa notizia che il presidente Assad era sul punto di espatriare al fine di convincere il popolo siriano a ritirare l’appoggio al regime. Sotto la guida di Mercer, la Renaissance Foundation ha affinato come poche l’arte della guerra non convenzionale incentrata sulla propaganda e sulla divulgazione di false informazioni, riuscendo persino a mettere a punto un originale stratagemma che impediva al fisco statunitense di risalire ai veri detentori di pacchetti azionari di numerose società quotate in Borsa.

Da esperto conoscitore di tutti i trucchi fin qui escogitati per influenzare l’opinione pubblica, Robert Mercer ha accuratamente evitato di parlare apertamente delle proprie idee politiche, rifiutando di esprimersi sui temi caldi su cui il suo candidato preferito ha impostato la campagna elettorale, vale a dire l’aborto, la legalizzazione delle coppie omosessuali, ecc. In compenso, la Scl/Analytica ha usato il denaro – e forse anche le tecniche – messo a disposizione da Mercer per raccogliere informazioni su milioni di cittadini statunitensi, pagando Amazon affinché incaricasse il proprio servizio Mechanical Turk di inviare un questionario ai milioni di utenti che frequentano quotidianamente il sito. Identificandosi attraverso Facebook, l’internauta forniva così numerose informazioni sul proprio conto al servizio web di Amazon, il quale le incrociava a sua volta con i dettagli relativi alle vendite e agli acquisti fatti e inviava il dossier al Global Science Research (Gsp), diretto dallo psicologo Aleksandr Kogan, che poi venivano passavi alla Scl/Analytica. Nonostante Kogan abbia riferito al ‘Guardian’ che la sua ricerca era condotta sulla base di dati forniti in forma anonima e orientata unicamente a fini di ricerca scientifica, tutto il corposo materiale raccolto dal Gsp è finito nelle mani della Scl/Analyitica, che nell’arco di pochi mesi ha allestito una banca dati contenente informazioni dettagliate su qualcosa come 40 milioni di elettori statunitensi.

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