Porta Palazzo: c’erano una volta gli italiani

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Torino –  Porta Palazzo fin dal XIX secolo ha accolto, come un vero e proprio porto, le ondate migratorie che si sono riversate in città, offrendo alloggio e un ingresso nel meccanismo economico del mercato ai primi immigranti, ai secondi e ai terzi. Sulla piazza la storia si ripete ciclicamente: a fine Ottocento giunsero i contadini dalle campagne attorno alla città, fra il 1955 e il 1970 gli immigrati dall’est e dal sud del Paese, e, a partire dagli anni novanta, gli stranieri provenienti dal nord Africa, dal sud America, dall’Oriente e dall’est europeo.

Tutti approdarono a Porta Palazzo, ognuno con le sue aspettative. Ai meridionali, che a partire dagli anni cinquanta-sessanta si ritrovavano a Porta Palazzo il sabato e la domenica, oggi si aggiungono, nei vari angoli della piazza, a seconda del Paese di provenienza, marocchini, rumeni, albanesi, nigeriani, ivoriani, rom, e cinesi.

Porta Palazzo, piazza della Repubblica
Porta Palazzo, piazza della Repubblica

Piazza della Repubblica -il fulcro di Porta Palazzo- accoglie la più importante concentrazione di popolazione straniera residente, che ha sostituito i residenti meridionali che si sono spostati negli altri quartieri popolari di Torino, quali Barriera di Milano, Vanchiglia, Falchera, Vallette, San Salvario, Mirafiori sud ed Aurora.

Cinquant’anni dopo,  Porta Pila (nel dialetto piemontese), mostra il suo nuovo volto, gli immigrati italiani hanno lasciato il posto ai nuovi immigrati, che parlano cinese, arabo, dialetti africani e romeno. Delle 25.000 persone al giorno che si portavano quotidianamente dai quartieri periferici, con i mezzi pubblici, verso il mercato di Porta Palazzo a fare la spesa, non vi è traccia.

A Porta Pila sono cambiati la popolazione residente, i consumi, i clienti, i prodotti, le famiglie e le quantità dei prodotti acquistati.

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