Brasile gli 'orchi delle favelas'

Il Brasile è sotto shock dopo la diffusione in rete di un video di 40 secondi che ritrae l’abuso di una sedicenne da parte di 33 uomini in una zona della periferia della capitale di Rio de Janeiro. La ragazza narcotizzata mentre si trovava nella casa del fidanzato si è risvegliata ferita e denudata i un luogo a lei sconosciuto dove si era consumata la violenza, riportata non solo tramite video, ma anche attraverso alcune immagini pubblicate sul social network Twitter. Nel Paese scoppiano le polemiche con proteste e milioni di donne in piazza per denunciare l’orribile fenomeno che da troppo tempo dilaga senza sosta in Brasile. La polizia nel frattempo sta lavorando per arrestare tutti i membri del branco, che sui social hanno raccolto diversi sostenitori della loro ignobile causa.

Secondo gli ultimi dati raccolti dall’Istat nel 2015 il 35% delle donne al mondo sarebbe stata vittima almeno una volta nella vita di una vinosa fisica o sessuale da parte sia di un estraneo che del proprio partner edile 31% di loro è in un’età compresa tra il 16 e i 60 anni. Percentuali pesanti se allo stesso 35% si deve sottrarre il 12% di tutte coloro che non hanno mai denunciato, a nessuna autorità, la violenza subita.

 

(Fonte video tratta da canale YouTube ‘Excelsior TV‘)

 

Brasile: intercettazioni scottanti per Renan Calheiros

E’ stata resa pubblica dalle televisioni brasiliane un’intercettazione relativa ad una conversazione avvenuta tra il presidente del Senato brasiliano Renan Calheiros, e il presidente di una filiale della Petrobras, Sergio Machado, indagato per il noto scandalo  ‘Operação Lava Jato‘ ovvero l’Operazione Autolavaggio, un giro di tangenti che ha visto coinvolti membri della politica nazionale del Paese Sudamericano. Nella nota audio si farebbe riferimento ad un possibile cambiamento delle norme giudiziarie per arginare le costanti accuse mosse dai detenuti verso i diversi esponenti politici del Brasile.

L’Operazione autolavaggio è stata ed è tutt’ora condotta dalla polizia brasiliana ed ha avuto inizio nel 17 marzo 2014. L’obiettivo principale di questa azione giudiziaria è quello di sgominare un sistema di tangenti dell’azienda petrolifera statale Petrobras, venuto alla luce grazie alle dichiarazioni del pentito Alberto Youssef. Il giro di mazzette ha un valore di 10.000 milioni di real brasiliani, che rendono di fatto la Lava Jato una la più vasta operazione di anti-corruzione nella storia del Brasile.

Nonostante le continue smentite da parte dell’ente governativo e dello stesso presidente del Senato, la posizione di Renan Calheiros è fortemente compromessa e mette in allarme il ‘neonato’ governo dell’ex vicepresidente Michael Tremer, da poco subentrato alla presidenza di Dilma Rousseff.

 

(video tratto da canale YouTube ‘RT en español‘)

 

 

 

Brasile: il Ministro della Pianificazione si dimette

Il Brasile è scosso ancora una volta da un terremoto politico. Il Ministro della Pianificazione, Romero Jucà, ha comunicato la decisione di dimettersi, proprio in seguito alla pubblicazione di un’intercettazione di telefonica, nella quale sembrerebbe emergere il tentativo di fermare la vasta inchiesta anti corruzione nominata ‘Lava Jato’ (Autolavaggio) che coinvolge il gigante petrolifero di Stato Petrobras. Jucà, stretto alleato del neopresidente ad interim Michel Temer, subentrato dopo la sospensione di Dilma Rousseff, destabilizza ancora una volta lo scenario brasiliano.

L’intercettazione risale allo scorso marzo e, nella telefonata, Jucà discute con Sergio Machado, a capo di una società  controllata dalla Petrobras, su come insabbiare la maxi inchiesta per corruzione, ai danni del gigante petrolifero. Nella conversazione telefonica, Jucà dice che è necessario «fermare tutto».

Il ministro, che ha avuto un ruolo chiave nell’impeachment della Rousseff, si è difeso affermando che le frasi erano state prese fuori contesto e che le sue parole si riferivano alla situazione economica del Paese e non all’inchiesta ‘Lava Jato’.  Così, ancora una volta, i brasiliani si sono mobilitati in centinaia per protestare contro il nuovo governo.

L’ex presidente Dilma Rousseff ha sostenuto che l’impeachment non è che una strategia per seppellire l’inchiesta Petrobras. Il Ministro Jucà, cioè, sfrutterebbe, secondo Dilma, l’impeachment per ostacolare questa scomoda inchiesta e, ciò sarebbe chiaro, in una vecchia registrazione in cui Jucà ha affermato che se Temer fosse diventato presidente, si sarebbero potute rallentare le indagini per corruzione contro la compagnia petrolifera.

Questo fatto darebbe un peso diverso alle dichiarazioni dell’ex Presidente Dilma Rousseff su un presunto ‘golpe’ ai suoi danni, architettato da Temer.

(Video tratto dal canale Youtube: euronews)

 

La svolta a destra del Brasile

Strano posto il Brasile, quasi un continente. Più di duecento milioni di abitanti, occupa la metà di tutto il Sudamerica. Bello da mozzare il fiato, è sconvolto dalle contraddizioni, da luogo del desiderio a povertà abissale, da spiagge incantevoli a baraccopoli disperate, da intellettuali altezzosi a poveracci sorridenti. Famoso soprattutto per una burocrazia, così contorta da sfiorare la paranoia. Sono stato quattro volte a Brazilia, la città-ufficio inventata da un architetto stravagante appena mezzo secolo fa per seguire il caso Battisti che da solo ha sintetizzato tutte le contraddizioni di cui sopra. Ore e ore, anche di notte, a discutere sul niente, cavilli per dare all’ex terrorista italiano, condannato per quattro omicidi, la patente di perseguitato. Dove la politica, alla fine, ha battuto la giustizia evitando l’estradizione.

Quello stesso Lula (Inacio Lula da Silva), però, che aveva sbeffeggiato l’ordinamento giudiziario è stato pesantemente punito. Da quelle parti lo chiamano Lava-Jato, ‘operazione autolavaggio’, qualcosa, insomma, come mani pulite. Al centro il ciclone Petrobras, lo scandalo corruzione che ha travolto l’azienda petrolifera nazionale terremotando il già fragile Governo.
Due anni fa l’inchiesta scoperchiò infatti il sistema di finanziamento occulto del quale avrebbero beneficiato deputati, senatori e partiti. Secondo l’accusa, i dirigenti della compagnia avrebbero gonfiato i contratti per costruire infrastrutture petrolifere e guadagnare almeno due miliardi di dollari: denaro servito in parte per finanziare la campagna elettorale del Partito dei lavoratori. Così Luìz Inácio Lula è stato arrestato insieme al figlio Fábio Luìz, complicando anche  le cose per Dilma Rousseff, erede dell’ex Presidente, che avrebbe esercitato pressioni per proteggere gli imprenditori coinvolti nello scandalo.
Di sicuro l’opinione pubblica brasiliana è convinta che la Rousseff fosse al corrente del sistema di tangenti e corruzione perché Ministro dell’Energia nel primo Governo Lula (dal 2003 al 2005). Così si è arrivati all’impeachment di Dilma, che fino all’ultimo ha tentato di salvare Lula  proponendolo come Ministro per regalargli il salvacondotto, trasformando il procedimento giudiziario in uno scontro politico. Nel frattempo, infatti, la Corte dei Conti ha bocciato il bilancio dello Stato, sostenendo che il Governo Rousseff avrebbe continuato a violare la legge di responsabilità fiscale, commettendo una serie di atti illegali per coprire il crescente deficit dei conti, fino ad alterare il bilancio dello Stato.

Dunque, una svolta che potrebbe passare alla storia come la più rapida virata politica di un Paese democratico. Il tempo tecnico del passaggio dal Senato all’ufficio del vicepresidente della Repubblica della comunicazione di messa in stato di accusa della presidente Dilma Rousseff, e il Brasile è passato dall’avere una forte identità di sinistra a una di destra conservatrice. Senza passare per le elezioni. In pochissimi minuti il vicepresidente Michel Temer ha ricevuto l’incarico, presentato la lista del nuovi Ministri e annunciato le linee guida in campo economico e sociale della sua reggenza. Emergenza assoluta, Governo di salvezza nazionale, peggior crisi della storia.  La parola d’ordine è il cambiamento radicale per salvare il Brasile dal crac.
La sinistra lascia il potere dopo tredici anni, gridando al golpe.
Non c’è una donna nel Governo, per la prima volta in 40 anni, non c’è una persona di colore. Tutti uomini, bianchi, oligarchi, eterosessuali. Per ritrovare una simile composizione nella storia recente del Brasile, bisogna tornare agli anni Settanta, al Governo di Ernesto Geisel, Presidente in piena dittatura militare.
Lo slogan di Temer è il caro e vecchio «ordem e progresso», cioè quello scritto della bandiera, motto positivista di fine Ottocento. Come a dire che finora ha retto il disordine: l’occupazione del potere, la distribuzione di poltrone, i soldi ai movimenti sociali ai margini della legalità.
Temer assicura che non farà nulla per fermare le indagini dei giudici sulla corruzione, anche se il nuovo Governo ha più indagati di quello uscente. Avvocato, 75 anni, figlio di immigrati libanesi, amante della poesia e dei lunghi silenzi, dal partito democratico ha fatto subito il salto mortale, annunciando la privatizzazione del Paese. Ed ecco il grande paradosso. Indagato per corruzione e riciclaggio Temer ha portato nel nuovo Governo sette ministri ugualmente coinvolti nel Lava-Jato. C’è di più: secondo Wikileaks, è stato un informatore della Cia. E dunque il sospetto che sia un pupazzetto degli americani non è poi così temerario.

Brasile: dopo Rousseff, sotto processo anche Temer

Mesi di fuoco per il Brasile: l’appena Presidente ad interim, Michel Temer, subentrato dopo la destituzione di Dilma Rousseff, non sta avendo la migliore delle accoglienze: a Sao Paulo, migliaia di persone sono scese in strada per esprimere il loro sostegno alla Presidente Dilma Rousseff, messa sotto impeachment e per protestare contro Temer, considerato privo di legittimità e l’artefice di un vero e proprio colpo di Stato. «In 24 ore Temer ha cancellato 30 anni di progresso democratico» dice un residente di Sao Paulo sceso in piazza in sostegno di Dilma.

Le critiche a Temer, che sostituirà per un massimo di 6 mesi la Rousseff durante il processo di impeachment, vertono anche sulla composizione dell’esecutivo in cui non siedono donne, ragion per cui piovono proteste sull’attuale Presidente del Brasile, considerato machista.

L’avvocato Mariel Marley Marra si è rivolto alla Corte Suprema e ha presentato la richiesta di sottoporre anche Temer al processo di impeachment: «Sono convinto che Dilma e Temer debbano essere processati insieme, visto che hanno firmato gli stessi decreti contrari alla legge di bilancio federale. E’ questo è un reato. Il vice presidente, nell’esercizio delle funzioni di presidente, è responsabile degli atti che firma». E il Giudice Supremo, Marco Antonio Mello, ha ritenuto ricevibile la richiesta presentata dall’avvocato. Ora spetterà al presidente della Corte, Ricardo Lewandowski, definire la data per la discussione.

(Video tratto dal canale Youtube: Media PTV)

 

Sospesa Rousseff, il Brasile ad interim

Sono stati 55 i voti del Senato brasiliano a favore e 22 contro per la procedura di impeachment che prevede la sospensione di 180 giorni della presidente Dilma Rousseff. «Senza riuscire a identificare il reato commesso, il Senato federale ha deciso di allontanare la presidente e proseguire l’impeachment», commenta lei su facebook. La votazione era iniziata attorno alle 9 di ieri (le 14 in Italia) per proseguire fino alle prime ore del mattino di oggi: in tutto la sessione plenaria che la allontanerà per consentirgli la difesa davanti alla Corte suprema è durata 20 ore e mezza. Dilma lascia la presidenza dopo un anno e quattro mesi dall’inizio del suo secondo mandato, a gennaio 2015 per lasciare la guida del paese al suo vice, Michel Temer che ne assume la presidenza ad interim. Gli unici commenti che sono finora arrivati sono quelli che la stessa presidente ha rilasciato su facebook in cui definisce senza mezzi termini che si tratti di un vero e proprio «golpe». Intanto si sono svolte a Brasilia, San Paolo e nelle altre grandi città del Paese numerose manifestazioni a favore e contro la presidentessa. In alcuni casi le proteste sono degenerate in scontri con le forze dell’ordine, che sono ricorse a gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti.

Anche in Venezuela la tensione è alta. Il governo venezuelano ha infatti impedito che stamattina l’opposizione manifestasse a favore del referendum per revocare il mandato del presidente Nicolas Maduro, bloccando lo svolgimento del corteo e aggredendo con gas lacrimogeno il candidato presidenziale antichavista e in passato candidato alla presidenza Henrique Capriles. «Gli hanno spruzzato un gas in faccia e hanno dovuto portarlo via, ci sono blocchi della polizia dappertutto, stanno sparando pallettoni di gomma e lacrimogeni», ha raccontato alla stampa Julio Borges, deputato del Tavolo di Unità Democratica (Mud, coalizione antichavista). La motivazione delle proteste è la lentezza con la quale l’organismo sta controllando le firme raccolte per indire il referendum contro Maduro. È mentre il corteo, composto da migliaia di manifestanti, stava cercando di raggiungere la sede del Consiglio Nazionale Elettorale per protestare, che la Guardia Nazionale lo ha bloccato all’ingresso del municipio di Caracas.

Anche in Francia sono in atto manifestazioni di protesta un po’ in tutto il paese su appello dei sindacati che si oppongono alla riforma che dovrebbe dare più flessibilità alle regole del lavoro. Il “Jobs Act” francese è in agenda dalle 16:00 di questo pomeriggio al tavolo dell’Assemblea Generale che se dovesse approvarla vedrà il passaggio al Senato. Sulla riforma il governo di Manuel Valls ha deciso di porre la questione di fiducia provocando l’ira di molti dei cittadini scesi in piazza ad esprimere il proprio dissenso. I primi incidenti nella manifestazione si sono tramutati ormai in una battaglia tra forze dell’ordine e dimostranti. Un ragazzo è stato ferito alla testa, secondo quanto si apprende. Tre i fermati, sassi e oggetti di ogni tipo contro la polizia, lacrimogeni da parte degli agenti.

Brasile: alla commissione la sentenza su Rousseff

Il Senato del Brasile, alle 21 di ieri nel corso di una sessione speciale, ha eletto i membri della commissione che esamineranno il caso di impeachment della Presidente Dilma Rousseff. Di questi, al momento, solo cinque sosterrebbero l’attuale Presidente, sempre più vicina all’impeachment.

A partire da oggi, la Commissione, composta da 21 senatori, avrà 10 giorni lavorativi in cui potrà discutere le accuse ai danni della Rousseff, che la vedrebbero coinvolta in presunte manovre di violazione della legge fiscale, che avrebbe compiuto nelle elezioni del 2014. Manovre che hanno danneggiato pesantemente la credibilità del Brasile. Già il 17 aprile scorso, due terzi dei componenti della Camera si è dichiarata favorevole alle accuse; adesso la sentenza va alla Commissione che dovrà preparare una relazione nella quale raccomandare o meno la messa in stato di accusa della presidente, per poi passare al voto del ramo alto del Parlamento brasiliano. Nel caso in cui la maggioranza dei senatori si esprimesse a favore dell’impeachment, Rousseff sarà sospesa dalla carica per sei mesi, periodo durante il quale la carica sarà affidata al vicepresidente Michel Temer. Al termine dei sei mesi, se i senatori sosterranno ancora la mozione, la Rousseff sarà costretta a dimettersi definitivamente dalla presidenza.

 

(Video tratto dal canale Youtube: RT en Español)